giovedì 17 ottobre 2013

Quel sí che dà senso: riflessioni post matrimoniali


Quel sí che dà senso: riflessioni post matrimoniali



la foto 2bannerTornato dal viaggio di nozze più bello della mia vita dopo essermi sposato con la mia ex fidanzata (ora promossa al rango di “moglie”), i miei pensieri non possono che essere frammentati e confusi. E pensieri confusi non possono che essere trascritti con parole e frasi intermittenti, necessariamente sintetiche e sicuramente riduttive.
Siamo (bisogna iniziare a usare il plurale quando si può) stati immersi (consapevolmente ma quasi incoscientemente) in un uragano di eventi e di situazioni vissute in questi ultimi due mesi. In un movimento in crescendo mano a mano che si avvicinava la data del nostro matrimonio. La preparazione ci ha – come si dice in spagnolo – “agotado“, sgocciolati, spremuti, come da copione. Ho rinunciato a concludere la tesi (fermo a 40 pagine di bozza a tratti senza senso o nesso logico) con una professoressa che giustamente preme per poter seguire il suo, probabilmente ultimo, lavoro di tesi prima di ritirarsi nella riflessione filosofica pura… Nell’ultimo periodo prima del matrimonio abbiamo rinunciato a ogni tipo di situazione che potesse somigliare alla quiete, alla tranquillità, alla pace, al riposo e, a volte, al sonno… per non pensare all’ozio e allo svago: tutto rimandato per il dopo ma senza perdere mai la calma! Il culmine dell’uragano Marri(ed) è stato il primo maggio! La sera prima ho provato ad allentare la tensione con una serenata in cui mi sono cimentato nell’arte a me più congeniale e che mi riesce con più successo (dopo aver smesso tempo fa col calcetto!): il musicante pagliaccio… Tensione distratta per un attimo e tutti a casa per l’ultima notte da single da mamma e papà!
boda4Arrivato il giorno X ci siamo vestiti e profumati, siamo andati in Chiesa per partecipare come protagonisti (gli sposi sono i ministri!) a una celebrazione che è durata due ore o due minuti a seconda dei punti di vista! Dal nostro posto è durata due minuti, tutto è passato (troppo) in fretta: l’ingresso regale della sposa, le raccomandazioni del padre, i magnifici canti preparati alla perfezione da bravissimi cantori, la partecipazione attiva di centinaia di parentiamicifratelli di comunità, conoscenti, curiosi, passanti, la specialissima presenza di 15 presbiteri in vesti solenni (tutti con una bella casula dorata), le monizioni sentite dei testimoni (senza un filo di quella straziante adulazione tipica dei matrimoni che fanno degli sposi degli eroi tragici che epicamente si amano contro innumerevoli avversità universali!!), le letture eloquenti (se volete ve le passo), i sette testimoni raggianti, i genitori  bellissimi, i fratelli e i nipotini emozionati, l’omelia magistrale, il sublime canto dellabenedizione matrimoniale, le preghiere, la pace, il pianto della sposa, la comunione con pane azimo e vino da Cana di Galilea, la danza, le firme, l’uscita dalla chiesa, il riso sulle bocche e sù per aria (neanche a Panama ho visto tanto riso!), il pick-up nero, le foto al lago, la cena, le canzoni intonate e quelle stonate, la torta alla frutta, le lampade cinesi (quasi un flop e quasi a fuoco un albero!), lebomboniere firmate Giovanni Paolo II, il dj italiano che mette musica spagnola, iballi fino a sudare,  i saluti (avrò baciato 300 persone, alcune per diverse volte), le ultime energie spese per raccogliere le forze e le cose rimaste e il ritorno a casa.
la foto7L’uragano ha toccato il culmine e ora cambia la musica. A casa abbiamo trovato uno dei più temuti scherzi da matrimonio preparati da amici (laziali) della sposa (che siano laziali e che siano amici della sposa, ci tengo a precisarlo!): trovare in camera da letto un mosaico di piatti di carta pieni d’acqua, pensavo fosse solo una ipotesi difficilmente realizzabile! Superata questa prova e a parte l’inconveniente della sposa senza scarpe (spose future ricordino di portare le scarpe di ricambio a case nuova altrimenti il giorno dopo uscite, come mia moglie, in infradito) e il marito che deve fare la prima veloce spesa per il pranzo, a parte questo piccolo curioso inconveniente, le cose si sono aggiustate per poter partire per il “viaggio di nozze”. Un viaggio in Messico e Panama che è durato 20 giorni o 20 minuti… a seconda dei punti di vista. Ma di questo parleremo in un altro momento, se mai dovessi trovare 5 minuti (o 5 giorni!) per raccontare le meraviglie che abbiamo visto nel nuovo mondo!
Resta il ricordo acceso, alcune foto e queste poche parole. Restano pochi confetti e alcune bomboniere. Restano molte soddisfazioni e qualche rimpianto. Restano le note di una benedizione che la divina maestà voglia abbondantemente riversare per lunghi anni. Restano i racconti entusiasti degli amici e dei parenti. Resta un nostro grande, anche se insufficente, grazie a tutti voi che avete bevuto con noi il vino della gioia. Resta più curiosità e meno illusioni; più intimità e nuove situazioni. Un cammino da percorrere insieme, nella vità sì, ma concretamente, nella fede, nella (nuova) comunità cristiana che ci accompagnerà attraverso molte gioie e qualche dolore. E per il dolore e i suoi derivati… diceva Viktor Frankl* che non c’è nessun dolore che non possa essere sopportato (e superato) se si ha trovato un senso, un significato, alla propria esistenza. Quindi, senza paura e protesi verso il futuro, continuiamo questo cammino verso la Vita Nuova!
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Viktor Frankl. Medico psichiatra che ha vissuto nei lager, fondatore della “Logoterapia” e dell’Analisi Esistenziale. Dalla significativa esperienza nei campi di concentramento nacque il suo famoso libro “Uno psicologo nei lager” che in spagnolo ha un titolo meno scontato e più interessante: “El hombre en busca de sentido“. 
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