giovedì 20 novembre 2014

Sergio Cragnotti. L’ex presidente di Lazio e Cirio ci racconta tutto tra passato, presente e futuro


È il presidente più vincente della storia della Lazio. è stato uno dei manager di punta della finanza italiana fino al crack della Cirio, Sergio Cragnotti si racconta tra un passato pieno di gioie pallonare, un presente senza calcio se non da tifoso aspettando di risolvere le sue grane giudiziare e un futuro pieno di consulenze per grandi aziende.


Che cosa fa Cragnotti oggi?
«Mi occupo di tante cose, anche di vino. Faccio consulenze per le imprese, lavoro con varie società, sfrutto la mia esperienza. In fondo sta accadendo ciò che avevamo previsto trenta anni fa, l'internazionalizzazione dell'economia era un passo obbligato, i fatti ci hanno dato ragione».


La stessa cosa sta avvenendo nel calcio.
«La diversificazione delle attività, il merchandising, il marketing: tutte cose che noi dicevamo già nel 1996. Siamo stati i primi, la Federcalcio non capì e bocciò il nostro piano. Oggi lo fanno tutti, partire venti anni fa avrebbe potuto far crescere i fatturati delle società calcistiche».


Perché la Figc vi ha ostacolato?
«Le nostre idee erano troppo innovative per quell'epoca, chi comandava voleva mantenere il controllo del Palazzo. Dare troppa autonomia ai club sarebbe stato pericoloso. Del resto la Juve è riuscita ad anticipare gli altri club, mentre io sono stato ostacolato proprio come Franco Sensi».


Come spiega questa differenza di trattamento?
«Agnelli controllava il territorio. Era un uomo rispettato dal Palazzo, dalle istituzioni».


È mai stato vicino alla costruzione dello stadio?
«Mai. Il Flaminio fu la nostra prima idea, secondo me per la Lazio sarebbe ancora oggi lo stadio ideale, ma il Coni si oppose, allora noi pensammo a un nuovo impianto».


Il progetto tedesco.
«Sì, un cono alto circa 350 metri con attività economiche differenziate. Al piano terra lo stadio, poi alberghi, uffici e così via. Un progetto che i tedeschi volevano realizzare nel momento dell'unificazione delle due Germanie, per dare a Berlino un esempio di grande architettura moderna. Loro rinunciarono, noi lo prendemmo come modello ma incontrammo molti ostacoli per l'ubicazione dello stadio e non solo. Ricordo la “raccomandazione” di Rutelli: “Mi raccomando Sergio, fallo più basso della basilica di San Pietro”».


Infine l'idea dell'Olimpico?
«Insieme alla Roma volevamo rimodernarlo, l'allora sindaco Veltroni approvò il progetto e creammo una società insieme al club giallorosso, si chiamava “Stadio Olimpico”. Ma il Coni si oppose ancora, bocciò l'idea dicendo che l'Olimpico era un monumento nazionale».


Oggi la Roma può farcela?
«Hanno dirigenti importanti, mi hanno parlato molto bene del presidente Pallotta, un uomo capace di attuare i progetti. Del resto, lei crede che un americano venga a investire in Italia per fare il mecenate? Lui vuole realizzare un progetto industriale internazionale».


Gli interlocutori istituzionali, però, non sono cambiati?
«È vero, le istituzioni sono sempre quelle, guardinghe e orientate a difendere le proprie autonomie. Non so come finirà perché ci sono diverse contrapposizioni e difficoltà burocratiche. E poi il mondo sta attraversando una crisi economico-finanziaria molto importante, dunque investire in queste attività è sempre difficile e non so quali riscontri possa trovare un progetto simile. Ma i presupposti ci sono».


Oggi conviene fare uno stadio?
«Secondo me sì, può essere remunerativo ma solo se l'attività vive 360 giorni l'anno. Io lo vedo come un centro commerciale, la partita di calcio non può essere il fatto predominante. Occorre creare un progetto parallelo, bisogna costruire una grande squadra che possa competere nei mercati e nei tornei internazionali».


Se fosse ancora presidente della Lazio lo farebbe uno stadio?
«Sì, per i club maggiori può essere un progetto valido, per le squadre medio-piccole non credo».


A tal fine la polisportiva potrebbe essere un vantaggio per la Lazio?
«L'idea è valida. Io tentai di riunire venti polisportive, ma ci sono sempre stati ostacoli».


Segue ancora la Lazio?
«Certo, vedo le partite. Mi dispiace per il livello del calcio italiano oggi è mediocre, lo spettacolo è povero».


I tifosi biancocelesti le hanno dimostrato grande affetto lo scorso maggio per la serata “Di padre in figlio”.
«Mi ha fatto piacere, vuol dire che abbiamo lasciato qualcosa di concreto. Certo anche ai miei tempi i conflitti furono tanti. I tifosi non avevano compreso il progetto industriale: vendere giocatori ci permetteva di reinvestire per costruire una squadra importante. Ma io ho sempre cercato un confronto diretto con il popolo laziale».


Lotito l'ha sempre accusata per i rapporti con gli ultras.
«Anche noi abbiamo fatto la guerra e sostenuto le nostre tesi, ma senza rifiutare il dialogo. Sostenere le coreografie per un derby non significava appoggiare le politiche dei tifosi».


Che cosa pensa dei rapporti conflittuali tra i tifosi e Lotito?
«Con tutto il rispetto per i sentimenti dei tifosi, ora credo sia importante dare fiducia a Lotito per creare qualcosa di importante. Essere contraddittori in tutti i momenti non porta benefici: speriamo che questa presidenza possa far vivere momenti entusiasmanti come quelli vissuti ai nostri tempi. Certamente avere grandi campioni come sono Klose e Candreva porta entusiasmo. Questo è necessario: bisogna creare gli idoli per avvicinare i tifosi al club».


Che manca a questa Lazio?
«Un progetto. Lotito devo spiegarlo chiaramente, non si può vivere a fasi alterne. Per ora ha costruito una squadra di valore medio ma si deve migliorare se si vuole competere a livello internazionale. Abbiamo visto la Roma, quando ha incontrato il Bayern ha sofferto parecchio. Quando si pensa in grande bisogna fare grandi cose».


Però c'è il fair play finanziario, come ricorda sempre Lotito.
«I contenuti economici di una squadra sono completamente diversi oggi, dal marketing alla televisione e vanno valorizzati. È come un'attività industriale: prima sono un imprenditore piccolo, poi medio e alla fine entro nei mercati internazionali. Io credo che nella gestione Lotito questa evoluzione si stia verificando. Quando è partito era in grande difficoltà, poi ha costruito una squadra da Europa League, dunque sta crescendo. Ora deve trovare la soluzione finanziaria giusta perché la Lazio ha più che mai bisogno di spiccare il volo. È come l'aquila che a inizio partita fa il giro di campo e finisce al centro come per dire: “Ho fatto gol”. Ecco, la Lazio deve fare gol, deve diventare una delle società leader nel calcio internazionale».


Lotito continua ad accusarla di aver lasciato un buco da 500 milioni.
«I fatti sono spiegati nei bilanci e i dati si possono verificare. Tra l'altro lui ha trovato anche una parte attiva, come Formello e i calciatori. Non credo che il crack Cirio si sia riversato nel club, noi siamo usciti dalla Lazio perché ci hanno costretti e non perché la società si trovava in una crisi finanziaria irreversibile. Poi c'è stato l’interregno che ha dato i risultati che ha trovato Lotito».


Come giudica l'impegno di Lotito negli affari politici?
«Le grandi società come Juve, Milan e Inter l'hanno sempre fatto con dirigenti come Moggi, Giraudo, Galliani e Moratti. Per Lotito il progetto calcistico resta prioritario, una cosa è certa: della sua attività ne beneficerà anche la squadra. Quando sei presente in Lega e Federazione, questo dà dei riflessi positivi a 360 gradi».


Che cosa pensa della tentata scalata di Chinaglia?
«Credo si sia fatto strumentalizzare, non credo avesse le capacità per dirigere una società calcistica. C’è gente che ha utilizzato il suo nome».


Il suo amico Gardini ha mai pensato di entrare nel calcio?
«Sì, gli offrirono la Roma ma Sama si oppose e alla fine entrò nel mondo del basket».


C'è un giocatore che lei è rimasto nel cuore?
«Sono passati tanti anni, non ho più contatti con loro ma mi ha fatto piacere incontrarli per la festa dello scorso maggio. E poi è bello vedere come tanti nostri ex giocatori siano diventati uomini importanti: da Mancini a Simeone, da Stankovic e Mihajlovic: avevamo grandi calciatori ma soprattutto persone intelligenti».


La scorsa estate il nome di Mihajlovic è stato accostato alla panchina della Lazio: lei l'avrebbe preso?
«Io credo che Pioli sia un buon allenatore, sta dando alla squadra un gioco logico per i valori a disposizione. Ma a me piace tanto Simeone, perché è un grosso motivatore».


Tornando indietro, invece, farebbe la stesse scelte?
(Ride) «È difficile ripetere sempre gli stessi errori».


E la quotazione in Borsa?
«La rifarei senz'altro, perché non si è valorizzata al punto dovuto. Gli aspetti finanziari hanno prevalso, i tifosi avrebbero dovuto contribuire all'indirizzo industriale della società come avviene nei club spagnoli attraverso le quote associative, ma non è andata così anche per una volontà politica: il mondo economico ha sempre denigrato le società calcistiche quotate».


Pensa che il calcio oggi sia pulito?
«Se lo avessi creduto il calcio marcio non avrei investito tanti soldi. Qualcosa di poco chiaro c'è, ma la maggior parte del calcio è sana».


Eppure un suo ex calciatore come Signori è finito nel ciclone dell'inchiesta sul calcioscommesse?
«Qualche giocatore può avere la passione per le scommesse, ma questo non rappresenta il calcio».


La moviola in campo?
«Partecipare o non partecipare ai grandi tornei internazionali rappresenta una parte importante del bilancio di una società. Ma si sta andando verso questa direzione e alla fine ci si arriverà».


La sua Lazio ha vinto meno rispetto ai meriti?
«Abbiamo subito qualche torto, tutti mi dicono che abbiamo vinto poco. In quel momento eravamo la squadra numero uno nel mondo, lo disse anche Ferguson. Il condizionamento degli arbitri c'è sempre stato e c'è ancora».


La violenza del calcio si fermerà mai?
«Dipenderà dalle politiche sociali. Si stanno rivedendo le leggi per difendere lo spettacolo, però c'è tanta complessità perché vediamo tornelli, controlli e poi nello stadio entra di tutto. Se gli impianti fossero di proprietà delle società, del resto, gli azionisti avrebbero un interesse maggiore nel difendere il proprio patrimonio».


Tanti tifosi sognano il ritorno di Cragnotti.
«Non ci ho mai pensato. E non sono mai stato dietro a nessuna cordata vera o presunta. Anche perché ora ho da risolvere progetti ben più importanti. La vita è fatta di momenti ora spero che i tifosi biancocelesti possano rivivere l'entusiasmo del passato».


Dove può arrivare la Lazio quest'anno?
«Io credo in questa squadra, ha dei buoni giocatori. Se creano il giusto clima nello spogliatoio e sanno sacrificarsi possono arrivare senza altro in Europa League. E magari lottare per il terzo posto».


Un pronostico per Lazio-Juve?
«Credo che la squadra di Pioli possa fare bene, i bianconeri non sono una squadra fenomenale. Io comunque vado allo stadio e spero di divertirmi».


Le sue traversie giudiziarie a che punto sono?
«Siamo nella fase di appello, nel 2015 aspettiamo le sentenze. Di sicuro sono finito in questa problematica giudiziaria per dei fatti che potevano essere risolti in modo molto diverso, senza far fallire un grande gruppo industriale».









Fonte: Il Tempo

mercoledì 19 novembre 2014

Italia: ecco i caccia F35


I caccia F-35 non sono gli unici ad essere stealth (furtivi), ossia capaci di sfuggire all’avvistamento. Tale capacità l’ha acquisita anche il governo Renzi. Si è impegnato lo scorso settembre, in base a una mozione Pd, a «riesaminare l’intero programma F-35 per chiarirne criticità e costi con l’obiettivo finale di dimezzare il budget» da 13 a 6,5 miliardi di euro, cifra con cui – si stima –si potrebbe acquistare, oltre ai 6 già comprati, una ventina di F-35. Contemporaneamente la ministra della difesa Pinotti si è esibita in una serie di manovre diversive: in marzo ha dichiarato che sugli F-35 «si può ridurre, si può rivedere», in luglio ha giurato che di fronte alle disfunzioni tecniche degli F-35 «l’Italia non acquisterà niente che non sia più che sicuro per i piloti», in ottobre ha annunciato «l’impegno per l’acquisto di altri due F-35».
A prenotarli per conto dell’Italia è stato il Pentagono che, il 27 ottobre, ha concluso un accordo con la Lockheed Martin (principale contractor) per l’acquisto di altri 43 F-35, di cui 29 per gli Usa, 4 rispettivamente per Gran Bretagna e Giappone, e 2 rispettivamente per Norvegia, Israele e Italia. Non si sa quanto verrà a costare ogni caccia: l’accordo stabilisce che «i dettagli sul costo saranno comunicati una volta stipulato il contratto». L’Italia si impegna quindi ad acquistare altri F-35 senza conoscerne il prezzo. Una stima di massima si può ricavare dal bilancio del Pentagono, che prevede per l’anno fiscale 2015 (iniziato il 1° ottobre 2014) uno stanziamento di 4,6 miliardi di dollari per l’acquisto di 26 F-35, ossia 177 milioni di dollari – equivalenti a circa 140 milioni di euro – per ogni caccia. La Lockheed assicura che, grazie all’economia di scala, il costo unitario diminuirà. Tace però sul fatto che, come avviene per ogni sistema d’arma, l’F-35 subirà continui ammodernamenti che faranno lievitare la spesa.
La stessa Lockheed conferma ufficialmente, mentre scriviamo, che «l’Italia riceverà 90 F-35, una combinazione di F-35A a decollo e atterraggio convenzionale e di F-35B a decollo corto e atterraggio verticale». Questi ultimi, adatti alla portaerei Cavour e alle operazioni di assalto anfibio, sono notevolmente più costosi. Dato che il comunicato della Lockheed non viene smentito da Roma, è evidente che il governo italiano si muove su due piani: da un lato mantiene sottobanco l’impegno con Washington ad acquistare 90 F-35 a un costo ancora da quantificare, dall’altro si impegna in parlamento a dimezzare il budget finale per gli F-35, fidando sul fatto che l’acquisto avviene a lotti nell’arco degli anni e che le promesse di oggi possono essere facilmente cancellate domani, invocando la necessità di garantire la «sicurezza» del paese.
Sempre la Lockheed Martin sottolinea il fatto (largamente ignorato nel dibattito nostrano sugli F-35) che l’Italia è non solo acquirente ma, con oltre venti aziende, produttrice dei caccia tanto che «in ogni F-35 prodotto ci sono parti e componenti made in Italy». La partecipazione dell’Italia al programma F-35 viene presentata come un grande affare, ma non si dice che, mentre i miliardi dei contratti per l’F-35 entrano nelle casse di aziende private, quelli per l’acquisto dei caccia escono dalle casse pubbliche. Né si dice quanto vengono a costare i pochi posti di lavoro creati in questa industria bellica. L’impianto Faco di Cameri, con 20 fabbricati e una superficie di mezzo milione di metri quadri, costato all’Italia quasi un miliardo di euro, dà lavoro a meno di mille addetti che, secondo Finmeccanica, potrebbero arrivare a 2500 a pieno regime.

lunedì 17 novembre 2014

Claudia Pandolfi: 40 anni e non sentirli......................(Roma, 17 novembre 1974)

È divenuta popolare grazie alle interpretazioni di Alice Solari in Un medico in famiglia e di Giulia Corsi in Distretto di Polizia.
Nel 1999 è stata sposata per un mese con l'attore e doppiatore Massimiliano Virgilii, lasciato per Andrea Pezzi; ha avuto un figlio da Roberto Angelini. Dopo una relazione con Marco Cocci, dal 2014 ha una relazione con il produttore Marco De Angelis.
Partecipando al concorso di Miss Italia nel 1991, dove raggiunge le posizioni finali, viene notata da Michele Placido che le offre una parte nel film Le amiche del cuore (1992).Nel 1993 partecipa alla miniserie televisiva in otto puntate, Amico mio, in onda su Rai 2, mentre l'anno seguente è nel cast del film L'orso di peluche, con Alain Delon, diretto daJacques Deray.
Nel 1995 debutta in teatro con Io e mia figlia, regia di Renato Giordano, e partecipa a La voce del cuore; nel 1996 è in televisione con Il caso Redolifilm televisivo legato alla serie I grandi processi. Nel 1997 continua nell'impegno cinematografico con Auguri professore e Ovosodo; l'anno successivo è nel cast della serie televisiva Un medico in famiglia, in onda su Rai Uno. Nel 1999 è nel cast della fiction Una farfalla nel cuore e del film Milonga.

Nel 2002 interpreta il ruolo di un commissario di polizia ne Il sequestro Soffiantini. Dal 2002 al 2005 ha interpretato il ruolo del commissario Giulia Corsi in Distretto di Polizia. Nel2007 è protagonista, insieme a Raoul Bova, della miniserie Nassiriya - Per non dimenticare.[2] Nel 2008 è protagonista insieme a Giorgio Tirabassi, della miniserie I liceali, regia diLucio Pellegrini. Gira Solo un padre, film di Luca Lucini, con Luca Argentero, ed è la protagonista di uno degli episodi della fiction Donne assassine per Fox Crime.
Nel 2009 torna sul grande schermo con il film Due partite, nel ruolo di Rossana, regia di Enzo Monteleone, tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Cristina Comencini, conIsabella Ferrari e Margherita Buy.
È nel film Cosmonautaopera prima di Susanna Nicchiarelli, con Sergio Rubini, ambientato nell'Italia di fine anni '50 e inizio anni '60. Gira la seconda stagione de I liceali ed è protagonista insieme a Valerio Mastandrea de La prima cosa bella, film di Paolo Virzì.[2 Nella canzone Fiorirai del disco La vista concessa, cantata dal compagno Roberto Angelini, incide la voce di controcanto. Sempre per il suo compagno debutta alla regia, dirigendo il video della canzone Vulcano, tratto dall'album La vista concessa.

Nel 2010 ritorna sul grande schermo con i film Figli delle stelle di Lucio Pellegrini, e Sulla strada di casa, regia di Emiliano Corapi. Nello stesso anno partecipa anche ad una data del gruppo rock alternativo italiano Afterhours, leggendo alcuni brani di autori italiani, suonando la batteria e cantando.[3] Nell'autunno 2010 ritorna nelle vesti di Giulia Corsi nelle nuove puntate della serie-TV Distretto di polizia 10, nel ruolo di vice-questore di Palermo
Il 4 gennaio 2012 torna in tv, su Canale 5, con la fiction Il tredicesimo apostolo - Il prescelto nella quale interpreta il ruolo di una psicologa che affianca un prete (Claudio Gioè) dotato di poteri sovrannaturali.

Nel 2012 ha vinto il Premio Anna Magnani per la miglior attrice protagonista al Bif&st di Bari per il film Quando la notte di Cristina Comencini.

Pallavolo femminile: LIU•JO MODENA 3 SAVINO DEL BENE SCANDICCI 1

LIU•JO MODENA 3
 
SAVINO DEL BENE SCANDICCI 1
 
Durata dell’incontro: 1h 41min
 
Risultati parziali:
20-25
25-15
25-18
25-22
 
Spettatori: 2157
 
Primo arbitro: Alessandro Tanasi
 
Secondo arbitro: Umberto Ravallese
 
CRONACA DELLA PARTITA
 
Primo set.
Coach Beltrami propone in avvio di gara un sestetto ancora una volta differente per quanto riguarda l'assetto al centro. Questa volta, infatti, le prescelte sono Folie ed Heyrman che completo una formazione ormai classica con Rondon in regia, Fabris opposta, Rousseaux e Piccinini in banda, Arcangeli libero.
Per Scandicci c'è Vincourova in regia, Muresan opposta, Lipicer Samec e Vanzurova in posto quattro, Stufi e Garzaro al centro con Ruzzini libero.
Equilibrio in avvio di gara con Rondon che cerca subito Fabris, ma trova anche Rousseaux in attacco e a muro. Dall'altra parte è subito Vanzurova la più cercata e quando la schiacciatrice trova qualche soluzione importante Scandicci allunga. Dal 7-8 le ospiti trovano un buon break che le porta fino al 7-14 prima del time out discrezionale di coach Beltrami e dell'attacco punto di Fabris. Difende tanto il sestetto toscano e Modena non trova la pazienza per rigiocare tanti palloni. Qualche errore di troppo in fase di attacco, infatti, concede la possibilità alle ospiti di rimanere con un vantaggio che, sostanzialmente, rimarrà invariato fino al termine del parziale. Sul 15-23 c'è la reazione bianconera, le ragazze di coach Beltrami accorciano fino al 19-23, ma dall'altra parte Bellano ferma il gioco e trova in Vanzurova, attaccante più in palla della propria squadra, i due punti per chiudere 20-25 il set.
 
Secondo set.
Ripropone il medesimo sestetto d'inizio gara coach Beltrami che, però, dopo lo squillo di fine primo set inizia ad ingranare grazie alla coppia belga Heyrman-Rousseaux che si erge a grande protagonista. Sul 5-1 firmato dalla fast della centrale arriva il primo time out discrezionale di coach Bellano e sul 10-4 di una Piccinini sempre più nel vivo del match azione dopo azione arriva anche il secondo. Questa volta il sestetto ospite trova una piccola reazione, rosicchia qualche lunghezza, ma non riesce mai ad avvicinarsi in maniera decisa per tentare il riaggancio. Modena questa volta  ha la pazienza necessaria e trova in posto quattro certezze importanti da parte di entrambe le proprie attaccanti. Prima Rousseaux e poi Piccinini propiziano l'ennesimo allungo. Rondon si fa sentire a muro sull'ex di giornata Perinelli, entrata per Vanzurova. Per le ospiti non cambia le sorti del match nemmeno il doppio cambio con gli ingressi di Astarita e Scacchetti per Muresan e Vincourova. Nel rush finale tre punti di Piccinini ed una pipe di Rousseaux chiudono i conti e riportano la gara in parità con il 25-15 che manda l'incontro al terzo set.
 
Terzo set.
Si riparte con i sestetti d'inizio gara e dopo due set dall'andamento totalmente opposto la gara trova un suo equilibrio. Modena ha trovato un cambio palla regolare, ma anche una fase di muro difesa davvero sostanziosa, che regala tante possibilità di rigiocare in contrattacco palloni importanti. Rousseaux e Piccinini rimangono i terminali di riferimento, ma la capitana è ancora in un'ascesa inarrestabile. E' 10-7 il punteggio quando Folie entra offensivamente in gara con due fast vincenti, ma serve qualcosa in più per staccarsi di dosso la formazione ospite. Piccinini trova colpi importanti e Rondon, con una difesa importante, trova il punto del 20-16 grazie al pallone che cade nell'angolo a fondo campo di Scandicci. Ruzzini valuta out il pallone e la scelta si rivela decisiva per lo sprint finale. Rousseaux trova tre punti decisivi, in mezzo c'è anche l'attacco out di Muresan per un break che Scandicci non riesce ad arrestare neanche con gli ingressi di Perinelli ed Astarita per Vanzurova e Muresan. Il parziale si chiude così 25-18 con il palleggio, in precario equilibrio, in rete di Lipicer Samec.
 
Quarto set.
Dopo il finale di set precedente Scandicci ritrova il proprio equilibrio con l'ingresso in sestetto di Perinelli per Vanzurova. La compagine toscana riesce nuovamente a difendere e soprattutto a coprire e rigiocare i palloni murati da Piccinini e compagne. Il vantaggio delle ospiti è comunque di una, massimo due lunghezze perché dall'altra parte ci sono certezze maturate dal finale di primo set in poi. Piccinini ha la possibilità di maturare il sorpasso sul 9-9, ma attacca out senza trovare le mani alte del muro un pallone davvero complicato. Poco male perché i muri di Fabris e Folie ribaltano subito il parziale e Modena trova quelle lunghezze di vantaggio che saranno fondamentali per set e match. Rousseaux torna a martellare e chiuderà con 25 punti ed il premio di MVP. Folie mura un pallone importante per il 19-15, la Liu•Jo si presenta allo sprint finale con quattro di lunghezze di vantaggio e al terzo match point chiude 25-22 con la fast di Heyrman.
 
L'analisi del coach Beltrami: “Una squadra che si è presentata a Montichiari convinta di poter vincere e poi si ritrova sconfitta 3-0 non si poteva presentare questa sera qui, in casa, conoscendo le aspettative che ci sono con meno nervosismo. Mi sembra una cosa abbastanza normale. Sono venuti fuori un po' di fantasmi nel primo set, ma giocare contro di loro faceva anche venire il nervoso perché difendevano l'improbabile. Si sono presi un vantaggio che abbiamo in parte colmato nel finale, ma era troppo. Non siamo ancora stabili, bisogna lavorare e l'annata è ancora lunga. E' vero che la nostra squadra si conosce, più o meno queste erano la scorsa stagione, però senza voler fare una critica nelle difficoltà non erano state trovate le soluzioni, non si era vinto lo Scudetto. Montichiari ci è stata salutare da un certo punto di vista. Poi giocando con entusiasmo anche il nervosismo sparisce e si trovano i colpi importanti come ha fatto Rousseaux che ha colpito in tutte le maniere. Noi dobbiamo arrivare a difendere, toccare a muro, e contrattaccare come fatto da fine primo a set in poi. Sono d'accordo che non si possono buttare via punti così, ma si vince alla fine e non a novembre”.
 
L'MVP del match Helene Rousseaux: “Sono molto felice, a me piace molto giocare qua e i nostri tifosi sono molto bravi. Siamo state brave a crescere dopo il primo set, non avevamo iniziato bene poi abbiamo dato tutto mostrando il valore del gruppo. Con la testa forse eravamo ancora alla partita di Montichiari, abbiamo cambiato questo e poi mentalmente è andata bene. Mercoledì la sfida con Piacenza? Sarà molto difficile, loro sono una squadra molto forte con le mie compagne di nazionale Van Hecke e Dirickx. Sono molto forti, ma noi lavoriamo e vediamo come andrà”.
 
La palleggiatrice Giulia Rondon: “Siamo partite un po' contratte, sicuramente dobbiamo trovare un po' il nostro equilibrio. Abbiamo ritrovato sicurezza e tutte le cose che ci siamo detti di fare, quindi è arrivata la vittoria. Siamo state molto brave perché nonostante loro abbiano difeso molte palle non abbiamo perso concentrazione, siamo andate sempre in copertura e ci siamo aiutate molto. La sconfitta di Montichiari ci ha fatto male, ma sappiamo che il cammino è lungo, sappiamo le nostre potenzialità perciò va bene così”.
 
PROSSIMO APPUNTAMENTO: mercoledì 19 novembre, alle ore 20:30 presso il PalaPanini di Modena, quarta giornata di Serie A1 fra Liu•Jo Modena e Nordmeccanica Rebecchi Piacenza.


Giappone in mostra

                               LA RICOSTRUZIONE RITUALE DEL SANTUARIO DI ISE
                                        FOTOGRAFIE DI SANJIRO MINAMIKAWA
                                        21 NOVEMBRE 2014 - 31 GENNAIO 2015

INAUGURAZIONE VENERDÍ 21 NOVEMBRE 2014 ORE 18.30
visita guidata a cura di Sanjiro Minamikawa


Le radici dell’ethos giapponese celebrate dalle foto di Minamikawa, che ha seguito l’intero rituale di ricostruzione - Shikinen sengu, a cadenza ventennale – del Santuario di Ise, emblema dello Shintoismo nipponico. Le procedure sono precise, all’insegna dell’utilizzo quasi esclusivo delle risorse locali nell’intera operazione, in un’autarchia culturale che mira all’armonia tra uomo, natura e sfera divina.
Le fotografie sono stampate su carta washi, designata quest’anno
patrimonio culturale immateriale UNESCO, che rende l’espressione artistica delle 70 immagini in mostra avvolgente e sobriamente raffinata.

sabato 15 novembre 2014

COPPA DEL MONDO - SPADA FEMMINILE - SETTE LE ITALIANE IN PEDANA NEL TURNO PRINCIPALE A XUZHOU


 Si è conclusa la prima giornata di gara della prova di Coppa del Mondo di spada femminile, a Xuzhou in Cina. Saranno sette le azzurre che torneranno in pedana nella mattinata cinese (la notte italiana), per affrontare il tabellone principale della prova individuale.
A Rossella Fiamingo, campionessa del Mondo in carica e numero 2 al Mondo, già ammessa di diritto quale testa di serie, si sono aggiunte anche la campionessa europea Bianca Del Carretto, Francesca Quondamcarlo, Mara Navarria, Giulia Rizzi, Camilla Batini ed Alberta Santuccio.
Nella fase a gironi, è stata eccellente la prestazione di Francesca Quondamcarlo, che non ha subìto sconfitte, e di Mara Navarria, che ha vinto cinque assalti dei sei disputati. In virtù di ciò entrambe hanno bypassato il turno di qualificazione, approdando al tabellone delle 64 da cui prenderà il via domani la seconda giornata.
Le altre azzurre hanno invece dovuto superare ed affrontare le avversarie del tabellone di qualificazione prima di poter conquistare il pass qualificante al turno principale.
Si è invece fermata dopo la fase a gironi Brenda Briasco.

COPPA DEL MONDO - SPADA FEMMINILE - Xuzhou, 14-16 Novembre 2014Tabellone delle 64Fiamingo (ITA) - Logunova (Rus)
Rizzi (ITA) - Choi (Kor)
Batini (ITA) - Bezhura (Ukr)
Del Carretto (ITA) - Gars (Swe)
Santuccio (ITA) - Shin A (Kor)
Quondamcarlo (ITA) - Andryushina (Rus)
Navarria (ITA) - Hurley (Usa)

Tabellone delle 64 - qualificazione
Batini (ITA) b. Grumier (Fra) 15-12
Del Carretto (ITA) b. Goram (Fra) 15-10
Santucci (ITA) b. Coquin (Fra) 15-13
Rizzi (ITA) b. Geroudet (Sui) 15-6

Tabellone delle 128 - qualificazioni
Rizzi (ITA) b. Hou (Chi) 9-8

Fase  a gironi
Francesca Quondamcarlo: 6 vittorie, nessuna sconfitta
Mara Navarria: 5 vittorie, 1 sconfitta
Camilla Batini: 5 vittorie, 1 sconfitta
Bianca Del Carretto: 5 vittorie, 1 sconfitta
Alberta Santuccio: 3 vittorie, 2 sconfitte
Giulia Rizzi: 3 vittorie, 3 sconfitte
Brenda Briasco: 1 vittoria, 4 sconfitte

Monete di valore? La Lira



A volte, senza neanche immaginarlo si possono avere piccoli tesori nelle proprie abitazioni. In un momento di crisi economica, di disgrazia per l’Unione Europea, per un Euro sotto critica ecco una curiosa novità che può interessare tutti gli italiani.
na 100 lire può valere 1.200 euro e una 50 anche 2000. Non si tratta di un agente di cambio ubriaco, ma di alcuni particolari esemplari di monete rare che, se in buone condizioni, possono assumere quotazioni da record.
Le 100 lire che valgono tanto sono quelle del 1955, mentre per le 50 l’annata buona è il 1958. Ma le sorprese non finiscono qui. 
Ci sono poi le 10 lire del 1954 e le 5 lire del 1956 considerate rare e perciò, se fior di Conio (senza cioè segni particolari), di un certo valore, stimato tra i 100 e i 200 euro. Vale la pena di controllare i propri cassetti e qualche vecchio cappotto e poi confrontare le monetine trovate con quelle battute nelle aste più importanti d’Italia.

venerdì 14 novembre 2014

Il portale RomaNews.it cresce con noi!


Cari amici,
sono ormai anni quelli di lavoro per far crescere Les-Grognards e camminare insieme per accrescere il nostro bagaglio di conoscenza all'insegna del giusto e del bello.
La nostra è una battaglia lunga e densa di sacrifici ma non molliamo di un passo. Anzi, Les-Grognard si arricchisce di un'altra pagina "Romanews.it" un blog che vi racconta di Roma e dintorni ma senza trascurare le più interessanti notizie nazionali, internazionali, di cinema e sport. Noi avanziamo a voi chiediamo di starci sempre vicini per costruire insieme questa nuova avventura informativa.
Saremo sempre i Grognards (brontoloni) ma anche intrepidi e divergenti perché questo mondo sempre più allo sbando non ci basta più. saremo gocce nell'oceano ma saremo delle grosse e belle gocce!
Buona vita a tutti.

martedì 11 novembre 2014

Immagini: vip e copertine novembrine


Eccovi una carrellata di attori, attrici e modelle in copertina nel mese di novembre................